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Claudio ROTTA LORIA: alla ricerca delle superfici

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Jorrit Tornquist: l'intersezione tra colore e pensiero

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Ugo NESPOLO: il mago zigo zago posa il filo e prende l'ago

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Franco COSTALONGA: lo spazio dinamico

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4 MAGGIO - 13 GIUGNO 2018

Claudio ROTTA LORIA: alla ricerca delle superfici

Claudio Rotta Loria nasce a Torino nel gennaio del '49. Pittore dalle forti valenze ambientali-installative, conduce una ricerca che si articola in cicli di opere fra loro collegati e in costante sviluppo sperimentale, ricerca che mantiene nel tempo il carattere unitario di un progetto totale.

Compie studi artistici, frequenta Accademia e Scuola di Design, si laurea in filosofia.

Dal 1966, espone in mostre personali e collettive in Italia e all'estero ed è invitato a rassegne internazionali. I suoi lavori si trovano nelle collezioni di musei italiani e stranieri.


Dopo iniziali esperienze figurative, nel 1968 il suo lavora si orienta sulle contemporanee indagini sulla riduzione del linguaggio della pittura ai suoi dati primari, elementari e concreti. Due sono i poli dialettici intorno ai quali si concentra la sua attività sperimentale: la strutturalità visuale, programmata e cinetica e il valore poetico della geometria, suscitato da minimi di stimolazione percettiva e sensoriale.

Le opere che ne derivano si caratterizzano per le costanti implicazioni spaziali e oggettuali, chiave per seguire lo sviluppo di tutto il suo lavoro fino ad oggi. Realizza così le Superfici interattive (1968), strutture reticolari comoplesse a pluripercezione; i Cromoplastici (1970), dove il colore fluorescente nascosto all'osservatore da forme curve e da reticolo, produce effetti di vibrazione cromatica sul bianco della superficie dell'opera; le Superfici a interferenza luminosa (1971), oggetto principale della mostra da noi esposta.

Le "S.I.L." indagano l'azzeramento percettivo e i minimi di sensibilizzazione della superficie monocroma della carta mediante  la ripetizione a intervalli regolari di corte linee incise ed egualmente inclinate che, successivamente, danno luogo a sollevamenti lamellari e a ombre colorate.

Proprio questa ricerca ed evoluzione nel tempo sono state oggetto principale della personale a lui dedicata, con l'intento di carpire i passaggi decisivi dello studio minuzioso intrapreso dal Maestro.

15 giugno - 25 luglio 2018

Jorrit TORNQUIST: l'intersezione tra colore e pensiero

Jorrit Tornquist è nato a Granz, Austria, il 26 marzo 1938. Nella città natale, nel 1956 si è iscritto all'università frequentando i corsi di biologia, passanduo due anni dopo al Politecnico per studiare architettura. Nel '59 inizia la sua ricerca artistica scientificamente incentrata tutta sul colore, sulle relative modalità di percezione visiva e le possibilità espressive, pure tenendo saldo il dato estetico.

Nel '64 si stabilisce in Italia ottenendo la cittadinanza nel 1992.

I dipinti del suo primo periodo presentavano forme di derivazione geometrica, spesso elaborate con rimandi al suprematismo di Malevic. Fu dopo un un'incursione nell'informale, con opere di rilevante matericità, che la sua ricerca andò assestandosi su approfondite sperimentazioni dei parametri di valutazione dei colori primari (R-G-B), e sull'analisi degli effetti di complementarietà, sia per accostamento sia per sovrapposizione, ottenendo costruzioni geometriche dai contrasti brillanti, elaborate secondo schemi logici, varie ma coerenti.

Le sperimentazioni si arricchirono della componente tridimensionale prima, tramite strutture modulari colorate, poi attraverso uno studio di sintesi tonale, nel quale le variazioni di colore quasi impercettibili trasformano il colore in un generatore di luce. 

L'utilizzo di materiali e della loro differente rifrazione, la capacità plastica della tela e i giochi luce ombra, unitamente all'indagine psico-emotiva dell'insieme dell'opera hanno caratterizzato l'ultimo periodo produttivo dell'artista, e proprio questa ricerca accurata dedita completamente allo svisceramento del colore in tutte le sue sfaccettature è stata oggetto della mostra da noi organizzata in collaborazione con il Maestro.


9 novembre - 20 dicembre 2018

Ugo NESPOLO: il mago zigo zago posa il filo e prende l'ago

"Ricamo intanto sta (dall'arabo raqam) per disegno o segno e poi c'è la broderie o lo Stikerei e l'inglese Embroidery.

Che l'opera d'arte abbia un nobile passato che va dalla Grecia a Roma, da Palermo a Vienna, da Firenza al Messico e in ogni dove è storia risaputa. Poi ci sono i tempi correnti, c'è stata la Soft-Art Californiana e tutto il resto fino agli spropositati successi di alcuni arazzetti afgani ripetuti in migliaia di esemplari.


Fin dagli Anni Sessanta ho lavorato con ago - filo e macchine. Il Mago zigo zago (posa il filo e prende l'ago) è stata già una mostra che ha occupato la Galleria Blu di Milano nei gloriosi e non glorificati Anni Settanta.


Adesso c'è la versione ricamata con tecnica magistrale, poi il vecchio gioco della citazione, del magazzino delle arti, della riduzione a figurine di quello che passa il convento. Inutile tirar fuori la buona e vecchia ironia! Forse siamo già alla versione catalogo da sfogliare, all'equivalenza del segno e dell'impegno, alla pazienza del punto dopo punto.


Pensarsi Mago sì, ma di quelli annoiati e casalinghi, quelli della gioia di farsi tutto da sé in casa evitando inutili e faticosi musei statici e noiosi, installazioni disneyane per l'amore del nostro fedele caminetto, del nostro gatto sulle ginocchia.

L'arte pare aver trovato pace, ritrovato domestica allegria e s'intende risparmio sostanzioso.

Viva allora la pazienza, il filo, l'ago."

Ugo Nespolo


Il maestro Ugo Nespolo durante l'inaugurazione della personale.
Il maestro Ugo Nespolo durante l'inaugurazione della personale.

8 marzo 2019 - 24 aprile 2019

Franco COSTALONGA: lo spazio dinamico

  

Franco Costalonga (Venezia, 1933) è stato un artista veneto caposcuola dell'arte cinetica italiana.

Inizia la propria formazione come autodidatta, frequentando solo in seguito, come privatista, la locale Scuola d’Arte, dove segue gli insegnamenti di Remigio Butera. Dopo aver esordito come incisore e acquafortista, conseguendo un premio alla IL Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, si avvicina alla pittura, elaborando una vasta serie di dipinti, caratterizzati, in una sottile modulazione cromatica incentrata sulle scale dei rossi e dei rosa, dalla libera e aerea espressione di eleganti grafismi di mediata matrice liciniana e wolsiana.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, dopo essere entrato a far parte del Gruppo Dialettica delle Tendenze, Costalonga verrà quindi elaborando, tramite l'impiego di nuovi materiali, delle originali superfici tensionate, generanti forme tridimensionali. Tali nuovi procedimenti lo porteranno in seguito ad avvicinarsi a Bruno Munari, presidente del gruppo “Sette-Veneto”, in collegamento con il Centro Operativo Sincron di Brescia, diretto da Armando Nizzi, approfondendo così i suoi interessi per le nuove esperienze cinetico-visuali. Per tali nuove creazioni, nel 1967 Costalonga viene premiato alla LV Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa, mentre l'anno successivo, una sua opera Oggetto Cromo-cinetica-sfera di plexiglass entrerà a far parte della Collezione Guggenheim.

Operatore visivo attivo anche nell’ambito dell’arredamento e dei design, Costalonga ha ottenuto in tali settori numerosi riconoscimenti. Ha inoltre preso parte a Trigon 71 - Intermedia Urbana a Graz. Numerose le sue par-tecipazioni a mostre nazionali e internazionali tra le quali: la XI Quadriennale di Roma nel 1966, la mostra itinerante The Arts Council of Great Britain di Venezia nello stesso anno. Nel 1972 ha preso parte alla rassegna Grands et Jeunes d’au-jourd’hui - Art cinetique-Peinture-Sculpture al Grand Palais di Parigi, nel 1974 alla InternationaIe Kunstmesse-Art5 di Basilea e nel 1976 alla mostra Comtructivismo alla Universidad Central di Caracas.

In seguito, a partire dal 1978, entra a far parte dei Centro Verifica 8+l nell’ambito del quale, nel corso degli anni Ottanta, verrà approfondendo le proprie ricerche caratterizzate dall’impiego di materiale plastico reticolare per generare movimenti e variazioni di simmetria. Invitato nel 1986 nella sezione Arte-Scienza-Colore della XLII Biennale di Venezia (ha partecipato anche alle edizioni XXXV, XLV, XLVI).

Nel corso degli anni Novanta Costa-longa verrà arricchendo le sue raffinate indagini percettive di nuove sottili aperture metaforiche liberamente allusive a immaginative virtualità cosmiche e spaziali, mentre nel terzo millennio, la sua ricerca si indirizzerà soprattutto sulla tridimensionalità e quindi sull’occupazione dello spazio per mezzo di sculture sostenute da una tensione verticalizzante. Il modulo possiederà sempre di più una forza e uno slancio auto espansivo. 

Così come, sempre l’unità modulare verrà recuperata da Costalonga nel recupero delle macchine luminose create negli anni ’70 e ’90, e che egli rielaborerà in questo ultimo decennio, arricchendole con infinite illusioni e perlustrazioni siderali. 

Il Professor Giovanni Granzotto al telefono con l'artista.
Il Professor Giovanni Granzotto al telefono con l'artista.